martedì 11 novembre 2014

Fred Wesley è una poltrona



"We speak of love and happiness: for me, happiness is Fred Wesley playing is horn.."

James Brown

Coincidenze astrali. La scorsa settimana stavamo proprio citando Fred Wesley in un articolo riguardante Torino ed adesso mi ritrovo a recensire, a distanza di nemmeno una settimana, proprio un suo concerto. Fred Wesley è in tour nel BelPaese.
Il tempo di farsi un paio di birre ed una bottiglia di vino scadente, gli amici si uniscono e si parte. La Flog non è molto distante. Sono le dieci e mezza, non importa, i concerti cominciano sempre in ritardo. Figurati se c'è il codone per Fred Uesli. Mi sbaglio.


Il pubblico di Firenze è tutt'altro che stupido. La Flog è piena, ma ancora vivibile, nessuno sgomita, si può ballare liberamente e l'età media del pubblico sotto ai trent'anni: forse c'è ancora un po' di speranza per questo paese.
 Sul palco hanno già cominciato, ma dev'essere sicuramente il primo pezzo. Si tratta di Funk For Your Asses, un funk classico con un basso che ti scuote le budella, e lo stanno suonando da Dio. Fred è un piccolo monumento, su quel palco. Non è facile riconoscerlo, il gruppo è piuttosto vasto. Sono tutti sorridenti, su quel palco. Su tutti, il primo a colpirmi è il trombettista, Gary Winters, con quello sguardo radioso e, soprattutto, il contrasto cromatico che lo evidenzia rispetto al resto del gruppo. 


Ma non è l'unico bianco. Dietro ai tamburi, deludendo leggermente le mie aspettative, non si trova Bruce Cox, ma un personaggio che non viene neanche indicato nelle locandine. Parte un solo di sax, si tratta di Ernie Fields, ma dov'è Fred?


Guardo a destra, lo vedo. Fred sta seduto su uno sgabello, è seduto in piedi. Una poltrona. È semplicemente enorme, non porta le catenazze al collo né un anello gigantesco come mi era stato detto. La cosa sorprendente è che per quasi tutta la durata sta quasi sempre zitto.  Alle volte canta, presenta i pezzi, quando occorre suona la sua parte, ancora più raramente si azzarda ad addentrarsi in un solo: a scena sembra quasi sempre dominata principalmente da Gary Winthers ed Ernie Fields. La sua modestia musicale sembra contraddire l'idea che è a capo di questa formazione da circa 40 anni.
Una modestia inusuale, per quello che è stato definito "il miglior trombonista Funk e Rithm & Soul".
Fred Wesley, il tastierista di James Brown, leader dei J.B's, autori della vendita di un milione di copie con l'album Doing To The Death, che vedeva lo stesso Godfather alla voce. Successivamente, dopo essere stato protagonista di buoni album come Damn Right I Am Somebody e Breakin' Bread, Wesley ha saputo scegliersi le collaborazioni davvero molto bene: Parliament, Funkadelic, George Clinton, Bootsy Collins, George Benson, Albert King, Pee Wee Ellis, Dr. John, Van Morrison, Earth Wind & Fire, Curtis Mayfield, De la Soul e tanti altri, diventando così un vera e propria leggenda della Black Music.
La mano invisibile di Wesley si può sentire in tutta la storia del funk:




e non solo...

Il concerto di Fred Wesley, nella sostanza, è un semplice concerto di musica funk, senza fronzoli. Non ci sono gli eccessi kitsch di Clinton né la teatralità di James Brown. È un gruppo coi controcazzi che suona la musica con la vera passione dell'anima ed una tecnica strabiliante. Non c'è sbaglio, né sbafo, i cambi di tempo sono perfetti. Il gruppo suona, la gente balla, anche i musicisti ballano. Sembra di essere tornati indietro di trent'anni - quand'è stata l'ultima volta che ho visto un pubblico ballare all'unisono in un concerto in cui i bpm delle canzoni erano sotto i 120?


I classici della band scorrono in fila uno dietro l'altro (Bop To The Boogie, Everybody Wanna Get Funky One More Time, Breaking Bread) c'è anche spazio per brani cantati, in cui Wesley si alterna principalmente con Winters alla voce. Proprio quando credevo che il concerto avrebbe cominciato ad indulgere nel tecnico e nella classica formula di scambio tra parti soliste propria della musica jazz, Fred ha attaccato con questo stornello:
BABA GU GA BABA GU GA! BABA GU GA GA!!!!!
BABA GU GA BABA GU GA! BABA GU GA GA!!!!!


e per tre minuti l'intero palco è diventato un omaggio a George Clinton ed alla funkytudine stessa.
Tutti i musicisti, però, mostrano un'indubbia formazione jazz, ed infatti i momenti jazzati sono stati molti. In particolare il tastierista, Peter Madsen, non si è risparmiato neanche un attimo in tutto il concerto per stravolgere la melodia mediante progressioni semitonali a la Bitches Brew ogni volta che gli veniva concesso un po' di spazio come solista. Impeccabile il basso di Dwayne Dolphin, giovane talentuoso con quattro prove soliste all'attivo, mentre i soli di chitarra di Raggie Wards sembrano più mirati ad accontentare il pubblico che a dare prova di un vero talento. E sono contento che li faccia a quella maniera: un po' di sana ignoranza, in mezzo a tanta precisione e professionalità, non può che fare bene.



Oggi ho visto Fred Wesley. Per un attimo la storia mi è passata davanti ed ho avuto la possibilità di esserci. Credo che Fred mi abbia fatto vivere la vera essenza del funk. Così come lo era James Brown, così come lo erano i Parliament-Funkadelic, oggi è rimasto solo Fred Wesley. Dimenticatevi dei Red Hot Chili Peppers! Se per caso sentite parlare di Fred Wesley, correte ad acquistare i biglietti.
Io il mio lo tengo esposto al muro. 




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